autoproduzione energetica


La gestione diretta dell’acqua come bene del comune e un progetto di autoproduzione energetica mirato all’autosufficienza grazie al rinnovabile, ascoltiamo l’esperienza di Luigi Lucchi, sindaco del Borgo Autentico di Berceto, a cui abbiamo fatto alcune domande.

Come Sindaco sta lavorando affinché Berceto incrementi grandemente l’autoproduzione energetica tramite le tecnologie rinnovabili, per farlo arrivare ad essere un borgo 100% autosufficiente dal punto di vista energetico. Questa aspirazione nasce da una sua intuizione personale o da una proposta della cittadinanza? 

La volontà di rendere Berceto un Comune orientato all’autoproduzione energetica con l’obiettivo di renderlo totalmente autosufficiente in tal senso ha le sue basi nella natura della montagna parmense. Attualmente si parla di questa area come l’Amazzonia della Padania. Un vero e proprio polmone verde da preservare e quindi non inquinare. 

La conformazione e la natura del territorio montano rappresentano una ricchezza da cogliere per la produzione di energia rinnovabile, utile sia al territorio che ai cittadini. Per questo è necessario che ci si  unisca in un consorzio di autoproduzione energia elettrica e si metta a disposizione dei cittadini energia a basso costo a basso, attraverso il minieolico, le centrali idroelettriche e tanti altri sistemi che stanno emergendo. 

Non si tratta di un processo semplice, ma è importante che lo si immagini come una grande progetto diffuso e comune, tale per cui  le risorse della montagna rimangano ai montanari e ne benefici la comunità residente. 

In che modo e attraverso quali impianti pensate di realizzare questo progetto di autosufficienza? 

Come Comune si è immaginato a delle piccole centraline idroelettriche. Berceto è, infatti, uno dei pochi comuni che è riuscito a gestire direttamente l’acqua pubblica, risorsa e patrimonio sempre più importante per gli anni futuri. 

Inoltre siamo consapevoli del fatto che su 131 km quadrati di territorio gestiti dal Comune di Berceto ci sono tantissime risorse che si possono utilizzare per l’energia rinnovabile. Governiamo 131 km quadrati di bosco al momento pressoché abbandonato e dobbiamo tornare a governarli con razionalità. E’ sbagliatissimo tagliare alberi solo per avere legna da ardere. Con i boschi si può creare una filiera del legno, un materiale che sta tornando al centro dell’interesse in diversi settori e che sarà negli anni a venire sempre più importante. 

Ovviamente il bosco va governato e curato in modo sostenibile, lungimirante e razionale. Un’azione che si può intraprendere da subito è quella di sfruttare le ramaglie, che anziché ostruire i canali, possono essere utilizzate come cippato e quindi come combustibile, per creare energia da biomasse.  

Una centrale di produzione a biomassa può sostituire tanti camini e stufe, che invece rappresentano un danno per l’ambiente in quanto contribuiscono ad una produzione massiccia e incontrollata di CO2. Il legname bruciato nelle centrali a biomassa subisce un processo di combustione diverso e di gran lunga più efficiente rispetto a tante stufe sparse per il territorio. 

L’adozione di questo sistema può essere quindi una tecnologia efficiente anche per la limitazione della produzione di CO2? 

Come afferma anche il Professor Corrado Clini, il quale raggiunge una volta all’anno Berceto  per conferenze, il nostro territorio va governato non solo per la mitigazione del dissesto idrogeologico e la produzione di energia rinnovabile, ma anche con la cosapevolezza che un territorio principalmente umido ha maggiore capacità di assorbire il Carbonio. 

Per queste ragioni riteniamo fondamentale la creazione di un consorzio di autoproduzione energetica che 

  • permetta di vivere in montagna con dei costi minori (ricordiamo che in questa area il riscaldamento degli edifici è necessario pr 9/10 mesi l’anno)
  • consenta di contrastare i cambiamenti climatici grazie all’utilizzo di energia rinnovabile, 

– pianificando la gestione delle risorse naturali disponibili nella prospettiva di compensare la produzione di CO2 grazie alla capacità di assorbimento del nostro microclima

Secondo lei lo sviluppo di tecnologie e sistemi che contribuiscono all’autoproduzione energetica può avere un impatto positivo anche sull’occupazione? 

L’autoproduzione di energia inciderebbe in maniera positiva sull’occupazione locale.

Attualmente ci sono due altre idee progettuali in merito all’occupazione giovanile, per le quali  vorremmo chiedere un contributo alla Regione Emilia Romagna: 

La Fornace di Ghiare di Berceto in una cartolina d’epoca ed il rendering del progetto di riqualificazione

  • La prima idea progettuale è la realizzazione della Scuola dell’Economia della Conoscenza presso un edificio industriale dismesso, conosciuto attualmente come Fornace, costruito nel 1911. È utile rendere le persone in grado di utilizzare le risorse del nostro territorio. Perché in montagna è impossibile fermare la tendenza allo spopolamento da parte dei residenti, occorre tuttavia impegnarsi affinché si ripopoli di giovani e famiglie che volentieri verrebbero a vivere in un ambiente in grado di fornire uno stile di vita naturale e sostenibile. 
  • La seconda idea è quella di lavorare con l’Università di Parma e altri centri universitari, affinché Berceto diventi centro di studi e ricerca sulla gestione dell’ambiente e del territorio indirizzato ai giovani ricercatori. Fare un’esperienza di ricerca in un luogo naturale e a bassa antropizzazione come Berceto, anziché in un grande area inquinata come quella di una città, può essere stimolante. 

Berceto, facilmente raggiungibile grazie ai buoni collegamenti ferroviario ed autostradale, diventerebbe un luogo capace di dare luogo a nuove forme di occupazione. 

BENI COMUNI

Siamo a conoscenza del fatto che il Comune di Berceto ha vinto un’importante battaglia, ovvero quella della riappropriazione del proprio acquedotto e della conseguente gestione autonoma. Può dirci qualcosa di più rispetto a questa vicenda?

La nostra Costituzione afferma che un Sindaco deve fare tutto il possibile per aiutare i suoi cittadini, ci troviamo in un momento storico in cui lo Stato espropria ampie risorse ai cittadini, soprattutto attraverso le imposte comunali e tasse come quella sui rifiuti e l’IMU, delle quali il 40% circa va allo Stato.

Per me è stata una grande vittoria essere riuscito ad assicurare alla Comunità la gestione della risorsa idrica. Nel 2014, infatti, il Comune di Berceto è riuscito a uscire da Montagna 2000 SPA, Società Pubblica, che fino ad allora possedeva la gestione dell’acqua. La Società non pagava i mutui e contemporaneamente incassava le bollette, provocando perdite al Comune di Berceto pari a circa 60/70.000 € annui. 

Essere usciti da Montagna 2000 SPA è stato un processo complicato ma anche fortuito, determinato dal cambiamento dello Statuto della Società e dal Collegato ambientale, il quale affermava che chi aveva le acque di pregio e tutto il ciclo di produzione all’interno del proprio comune poteva fare richiesta di gestire direttamente l’acqua. 

Oggi siamo l’unico Comune Italiano ad essere uscito da un soggetto gestore. Siamo un esempio, perché oggi lo Stato ed i governi che si sono alternati hanno troppo svenduto, e tuttora vogliono proseguire a svendere le proprietà comunali attraverso obblighi. Noi ci siamo ribellati e abbiamo vinto una battaglia che ha un grande valore simbolico ed effettivo, anche se continuiamo ad essere contrastati. 

Il Piccolo Festival di Antropologia della Montagna, giunto nel 2019 alla sua quarta edizione

COOPERAZIONE DI COMUNITÀ

Secondo lei la costituzione di una Cooperativa di Comunità finalizzata principalmente alla gestione dei beni comuni e dell’autoproduzione energetica per il fabbisogno locale può avere un potenziale e innescare processi di sviluppo locale? 

La costituzione di una Cooperativa di Comunità è indispensabile. Noi ci abbiamo provato, ma in prima battuta non ha funzionato, perché è un processo complesso, che certo non può essere imposto. Ora abbiamo contattato Giovanni Teneggi, esperto di Cooperative di Comunità e Presidente di Confcooperative Reggio Emilia affinché possa tenere delle vere e proprie lezioni di Cooperativa di Comunità per tutti i cittadini. 

Egli conosce tutte le esperienze italiane di Cooperazione di Comunità e sa perfettamente cosa va fatto. Ritengo che seguendo una serie di suoi incontri formativi si potrebbe acquisire quella mentalità cooperativa in senso comunitario, che come lui afferma non è una mentalità che appartiene a tutti, ma che deriva soprattutto dall’individuazione di un obiettivo e una necessità.  È un progetto a cui tengo molto. 

CONFISCA BENI ALLA MAFIA

Il Comune di Berceto è stato anche protagonista di un esproprio di beni immobili ad una famiglia mafiosa, trasformando una villa privata di lusso in una struttura che offre servizi pubblici. Secondo lei i beni confiscati alla mafia potrebbero anche essere riqualificati in funzione di un utilizzo imprenditoriale, in modo da trasformare un’economia illegale in un’economia sociale produttiva? 

La confisca e attuale gestione della Villa è stata un’esperienza positiva, avvenuta in modo molto repentino. Il giorno che il bene è stato confiscato dalla DIA, noi come Comune ci siamo messi subito a disposizione per studiarne una ricollocazione, l’Amministratore del Tribunale di Milano ce lo ha quindi affidato. 

Siamo stati aiutati dalla Regione Emilia Romagna, che ha messo a disposizione un finanziamento. Abbiamo una legge regionale per i beni confiscati dalla Mafia che ne indica la conversione d’uso per progetti educativi e rivolti alla legalità. 

Grazie al finanziamento regionale abbiamo rigenerato la Villa e l’abbiamo destinata a luogo per la cittadinanza. Attualmente sono disponibili per la comunità una piscina fisioterapica, una palestra, una sala per i massaggi shiatsu, una piccola scuola di cucina. 

Attualmente la Villa rappresenta un luogo di fermento per tutta l’attività sociale del Comune di Berceto. 


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