associazione laudato sì

L’Associazione Laudato Sì – Un’alleanza per il Clima la Terra e la Giustizia Sociale, nasce da una riflessione sull’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco e dalla partecipazione di numerosi intellettuali e attivisti italiani impegnati sui temi dell’ecologia integrale. 

Partner di progetto dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia nella prossima iniziativa “Comunità per il Clima”, abbiamo intervistato il Vice-Presidente Mario Agostinelli. 


Quali sono gli scopi, le motivazioni e gli obiettivi dell’associazione Laudato sì – Un’alleanza per il Clima la Terra e la Giustizia Sociale?

L’Associazione prende forma quattro anni fa dalla rivisitazione di un legame consolidato tra la Casa della Carità di Don Colmegna e l’attività di tutela dei migranti sostenuta dal Sindacato – io ero stato Segretario della CGIL Lombardia – che si spingeva oltre i soli temi del lavoro, dei diritti e dell’accoglienza, per approfondire il rapporto esistente tra la crisi climatica e l’abbandono dei loro territori da parte dei migranti.

Alla pubblicazione dell’Enciclica, con il suo straordinario messaggio di connessione tra catastrofi climatiche e povertà ed economia dello scarto, l’impegno associativo si apre immediatamente ad un approfondimento dei temi dell’Enciclica, in quanto i suoi contenuti vengono immediatamente percepiti come un cambio di passo straordinario, non solo riservato ai credenti, verso una visione planetaria delle relazioni tra gli uomini e tra l’uomo e l’ambiente.

Vengo inizialmente incaricato di organizzare un gruppo – credenti e no – con un impegno sociale e in qualche modo rivolto ad una base “popolare”, che traducesse in termini di progetto e di programma anche politico e sociale i contenuti della Laudato Sì.

Il gruppo lavora con determinazione, si allarga ad importanti contributi di diverse provenienze politiche e culturali sul territorio milanese e lombardo e si dà vita ad un Direttivo – la cui presidenza è affidata a Daniela Padoan – e ad uno Statuto impegnativo che pone la sede della neonata associazione presso la Casa Della Carità di Milano. Attorno al Direttivo si coagula nel tempo un gruppo di esponenti di associazioni e di persone, che in tappe successive di discussioni e convegni tematici coinvolge la partecipazione, al momento attuale, di oltre 200 persone.

Il Gruppo interloquisce in forme assembleari. Oltre che in approfondimenti tematici (clima, migrazioni, biosfera e vivente), cercando di sviluppare i temi di fondo anche oltre la suggestione straordinaria fornita da Papa Francesco. All’epoca non era ancora nato il movimento Fridays for Future, che si attesterà successivamente a livelli di partecipazione di massa rilevantissimi in Lombardia. Ancora oggi, a cinque anni dall’uscita della Laudato Sì, mi stupisco di come non ne venga colto l’aspetto determinante, all’altezza del cambiamento d’era: credo che sia stata la più forte variante di pensiero a livello globale degli ultimi decenni.

L’Associazione si concentra attorno a tre temi dominanti: il tema “radice” risulta l’emergenza climatica, determinativa di altre emergenze che si affacciano all’orizzonte e che stentiamo a ricondurre alla stessa radice.

Emerge così la questione dell’immigrazione e dell’abbandono dei territori in cui si viveva da secoli come questione che riguarda tutti, prima o poi. Il soggetto sociale del rifugiato ambientale prende corpo nel rapporto tra il brusco cambiamento climatico e le guerre per l’energia e l’acqua e lo smarrimento sociale imposto da crescenti penurie di beni essenziali. Anche il respingimento dei migranti assume una chiave di lettura diversa da quella oscena dell’invasione: tanti problemi acuti risultano tra loro interconnessi.

Capiamo che non si tratta solo di relazioni tra umani, umani bianchi o neri, o tra umani e il pianeta con le sue risorse limitate. Si arriva a parlare di tutto ciò che ci circonda, dal batterio, al raggio solare, alla pianta, all’animale all’uomo; si scopre come l’Enciclica tenga il punto di una narrazione che a mio avviso è ancora oggi poco indagata e conosciuta.

L’Enciclica chiarisce fin dall’inizio che noi veniamo da una serie di trasformazioni durate 14 miliardi di anni. Per la prima volta dalla Chiesa arriva questa affermazione: che sia il computer con cui lavoriamo, i libri che leggiamo, i nostri capelli – faccio per dire – e tutto ciò che abbiamo sotto i nostri sensi, la nostra coscienza e  e noi stessi, tutto proviene da una cosmogenesi continua, che ha un’unica origine comune.

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E attraverso continue combinazioni trasformazioni ed evoluzioni che la scienza approfondisce con sempre maggiore rigore e coerenza, arriviamo al punto in cui l’osservatore umano prende coscienza. Questo osservatore è in grado di guardare l’universo che si è raffreddato, la notte scura, le stelle, le piante, gli animali, il sole che tramonta, perché tutto è interconnesso ed ha una freccia del tempo che noi potremmo incoscientemente accelerare fino alla scomparsa…

Questo passaggio dell’Enciclica ci ha colpito tantissimo, ci siamo chiesti come mai il Papa parlasse il linguaggio della scienza più moderna e non si rifugiasse nell’antropocentrismo che ha guidato per secoli la Chiesa; perché usi il concetto di spazio-tempo, o di indeterminazione, raggiungendo una comprensione della modernità in cui la religione non confligge più con la scienza. Lo storico conflitto con Galileo, con Keplero, con Copernico, viene meno. E qui viene il passo avanti di Francesco: la richiesta che la vita venga difesa attraverso la cura di tutto ciò che vi è connesso dai tempi più remoti. Non solo “veniamo da assai lontano”, ma “siamo tutti interconnessi”. 

Il passaggio al lavoro, alla sua dignità, alla precarietà ci è sembrato conseguente all’occuparci dell’ambiente in quanto tale e delle forme che l’umanità sta imprimendo alla natura, quasi la Terra dovesse diventare un manufatto ben progettato, trasformato dal lavoro in un componente artificiale con valore di scambio anziché d’uso.

A questo punto è risultato per l’Associazione di enorme interesse, e tutto il gruppo lo ha condiviso come notevole occasione, l’incontro avvenuto a Oriolo Romano con l’Associazione Borghi Autentici d’Italia.

Da quali premesse nasce la collaborazione con l’Associazione Borghi Autentici d’Italia?

L’associazione Borghi Autentici d’Italia ha valorizzato quelle aree che si sono salvate dalla tendenza peggiore di persecuzione della natura, del paesaggio, di consumo di suolo, di distruzione della memoria, sottraendosi agli eccessi di urbanizzazione, industrializzazione, svalutazione della cultura e della storia passata.

Il fatto che tutto venga ridotto a merce e risieda solo nel presente non appartiene all’Associazione dei Borghi Autentici. Per questo sin dalla prima volta abbiamo stabilito un contatto, “ci siamo piaciuti”.

Riflettendo sulla dicotomia tra le aree interne ed i luoghi ove il denaro, l’economia e l’urbanizzazione speculativa sembrano ridisegnare completamente gli stili di vita con una separazione dalla natura e una perdita di senso di comunità, (nei Borghi ci sono la storia, la cultura, il paesaggio, il vicinato, la cucina, la resilienza all’appiattimento presentista; là nei grandi centri industrializzati e circondati dai supermercati, invece, si vive come se si fosse provvisori, non come abitanti veri e propri) è facile scoprire cosa queste generazioni vadano perdendo assieme allo spopolamento dei borghi.

Io, ad esempio, sono nato nella pianura bergamasca, quella così cara ad Ermanno Olmi, però ho perso identità quando ho iniziato a vivere nelle grandi città. Nel lavoro è successo lo stesso. Un tempo quando facevo il sindacalista se chiedevo ad un lavoratore “chi sei tu?”, lui mi rispondeva: “io sono dell’OM, sono dell’Alfa Romeo…”, ora se chiedi a qualcuno “che lavoro fai?” spesso non lo sa bene nemmeno lui, oppure ti dice che è a comando: ogni settimana in un luogo e in una mansione differente: voi inducete a scoprire che le identità sono anche fatte di memoria, di riferimenti naturali, di un bar o di una piazza dove si faceva conoscenza, un insieme di valori che l’Associazione dei Borghi Autentici, proprio in quanto si è costituita come una occasione di sinergie, sta conservando.

Con il Coronavirus e la quarantena che stiamo vivendo improvvisamente le grandi città, sempre percepite come contenitori di opportunità, sono diventate luoghi di pericolo e di limitazione delle libertà personali. Come vedi la Pandemia e l’attuale emergenza nazionale? 

La Pandemia dal mio punto di vista è il segnale e l’accusa più atroce verso il modello di sviluppo adottato da secoli a spese del lavoro e della natura e che oggi raggiunge un culmine invalicabile con il varo di un neologismo significativo: Antropocene

L’attuale situazione del contagio suggerisce che probabilmente il tema del distanziamento è qualcosa che perdurerà: non credo che torneremo come prima, anche dal punto di vista delle relazioni interpersonali.

Come dicevo, l’Associazione è molto vicina alla svolta di Papa Francesco: lo dico senza piaggeria in quanto, pur a contatto stretto con credenti, non sono affatto un praticante, come probabilmente una gran parte di noi, da Viale a Padoan a Sambati a Molinari ed altri. Ma è questo riunire l’umanità in un afflato e in uno scopo anticipatorio che riguarda con chiarezza il futuro, anziché tornarla a dividere sulle ideologie del passato che ci ha convinto e coinvolto tutti. In linea con questa visione di apertura alle energie positive di fronte al disastro già in corso, ci piacerebbe tradurre la dolorosissima fase che stiamo vivendo in una occasione per un necessario cambiamento: quasi nulla dovrà essere come prima.

Abbiamo avuto nella tremenda tragedia la fortuna di avere a disposizione dei mezzi di comunicazione potenti, su cui occorre certamente mantenere cautela per il loro  un carattere proprietario, ma che ci stanno aiutando a vivere l’isolamento in modo più sostenibile, con spazi e tempi nuovi dentro di noi e distanze raggiungibili a velocità istantanee al di fuori di noi .

La Pandemia porta ad una riflessione anche su come decideremo di partire da regione a regione. Credo sia necessario agire in modo diverso da luogo a luogo. Se l’Associazione dei Borghi Autentici farà progetti per i propri comuni, sarà bene pensare alla conversione ecologica comune per comune, piano energetico per piano energetico; energie rinnovabili configurate luogo per luogo, perché la natura, per essere produttiva, deve essere valorizzata – direi coabitata – per come si presenta e scambia risorse rigenerabili zona per zona, facendo attenzione a come noi preserviamo la vita nostra e dell’ambiente nel territorio con il minimo di entropia possibile.

Questa esperienza è destinata secondo te a cambiare a ripensare l’organizzazione sociale nei tempi della Quarta Rivoluzione Industriale?

Io penso proprio di sì. La tendenza all’agricoltura industriale intensiva e monoculturale, la tendenza ad un’urbanizzazione sempre più distruttiva ed il sistematico spregio delle connessioni indispensabili a mantenere la vita (“nulla di questo mondo ci è indifferente” recita l’Enciclica) mi sembrano in una crisi irreversibile, nonostante tenacissime resistenze.

Credo che il ripensamento dei modi di produzione e del lavoro debba formulare un nuovo concetto di tempo personale, che non può più essere interpretato come residuo minimo di ciò che rimane del tempo comandato al lavoro. Questo senza trascurare l’aspetto produttivo, che comunque è necessario entro certi limiti, orientati dal principio di sufficienza e non di spreco ineguale.

Tra le altre cose penso che sia necessario arrivare ad una riduzione generalizzata del tempo che si passa al lavoro. L’accelerazione dei tempi di comunicazione e di esecuzione delle apparecchiature e delle macchine elettroniche e digitali può per contro liberare tempo scandito da ritmi biologici, come il tempo di un incontro, di una chiacchierata, di una passeggiata, di una partita a scacchi: tempi che non si possono comprimere all’interno di uno schema rigido come una fase di lavoro, come una saldatura automatica, come la lettura di un codice a barre di un prodotto.

In un tuo recente intervento hai parlato del problema dei giovani che si trovano di fronte a una dimensione finita del tempo. Per la prima volta negli ultimi decenni da una prospettiva complessiva di sviluppo ci troviamo invece di fronte a un futuro che ha più l’aspetto della limitazione. Quali azioni per rimediare a questo scenario che stiamo lasciando in eredità alle prossime generazioni?

Direi che la fase due del nostro lavoro di associazione sia cominciato con l’incontro con le nuove generazioni, gli studenti delle scuole e quelli afferenti a Greta ed a Fridays for Future in particolare, per cui parte della nostra attività si è spostata verso la formazione e l’insegnamento. Abbiamo cominciato a colloquiare con un mondo che ha subito segnalato di “contare il tempo all’indietro”, e non a caso uso questa frase che ha il sapore di metafora.

Io alla loro età avevo davanti un tempo che non avrei mai fissato con una data precisa: per me il 2020 era semplicemente l’anno in cui avrei avuto 75 anni, forse avrei avuto problemi o incidenti di percorso, ma, in generale, la convinzione era quella di procedere verso uno sviluppo ed un miglioramento. Non avevo davanti a me alcuna “deadline”.

Oggi a scuola o nelle loro chiacchierate o se vedono un film, le ragazze ed i ragazzi si sentono dire che, ad esempio, nel 2030 il mare sarà cresciuto così tanto da non poter andare più a Venezia e che tale scadenza corrisponde ad un punto di non ritorno.

L’idea di trovarsi davanti un tempo che manca cambia completamente la loro percezione della vita stessa, che sappiamo essere anche legata a essenziali facoltà riproduttive: in fondo per ciascuno di noi, c’è un modo di “scampare alla morte” anche perché avrà figli e nipoti a proseguire un percorso, per andarlo a trovare sottoterra; per questa nuova generazione invece la prospettiva del futuro si presnta come un dramma da contrastare  da subito, non certo coi tempi delle passate generazioni.

La tendenza di queste generazioni, che prima era orientata al massimo consumo il più veloce possibile, e che per tale atteggiamento è stata anche da noi giudicata un po’ superficialmente come una generazione irresponsabile, muta completamente quando metabolizza e fa sua questa esperienza. Questo è uno dei temi più vivi degli incontri nostri con gli studenti.

La fine degli anni Sessanta fu davvero un periodo di cambio radicale nelle relazioni umane e nelle relazioni con il mondo intero. Un analogo mutamento di paradigma sta avvenendo anche in questo periodo. Allora non deve stupire che una ragazza di 16 anni come Greta possa investire di una emozione così grande il pianeta intero, perché in effetti mostra che chi governa vuole negare che il tempo sta venendo a mancare.

È impressionante come di colpo qualcuno abbia iniziato a dire che siamo nell’era dell’Antropocene. L’era precedente, da cui stiamo uscendo, l’Olocene, è durata milioni di anni; ora, in dieci anni saremmo già passati nell’era nuova, classificandoci dentro l’era in cui la sopravvivenza dipende dal comportamento del genere umano, avendo posto l’uomo al centro di tutto. Questa Pandemia ci fa tragicamente capire che l’errore commesso e difeso per interessi a breve è davvero smisurato. 

Credi che in assenza di politiche concrete di sostegno alle zone periferiche e in presenza di Borghi a rischio di totale spopolamento un movimento “dal basso” come quello incoraggiato da AssoBAI possa attivare azioni efficaci di recupero e rilancio dei Piccoli Comuni?

Penso che la forma associativa dei Borghi Autentici sia determinante, anche per fare massa critica e attivare dei progetti che incidano sul territorio non solo la livello locale, ma come riferimento di una delle alternative a carattere generale.

Credo anche che esperienze notevolissime siano a lungo rimaste isolate con la loro memoria e le loro specificità, proprio perché uno sviluppo che saremo costretti a mutare le ha tagliate fuori dalle “rotte” della comunicazione. Nel momento in cui si incontrano, mettono in comune progetti, scambiano pratiche di successo, riescono a creare un punto di riferimento virtuoso, con una massa critica indispensabile e una offerta desiderabile dopo la crisi del coronavirus

Io promuoverei incontri all’interno delle scuole e organizzerei conferenze in cui si presenti all’esterno l’attività dei Borghi, perché questa testimonianza potrebbe riversarsi anche sui comportamenti di altri Comuni e Regioni per trasferire questa ricchezza anche dove non è conosciuta.

Vedo l’esperienza dei Borghi soprattutto confinata al sud e nelle isole, con un nord che è scarsamente presente o quasi assente: pochi Borghi in Lombardia e in Veneto. Pensiamoci: le regioni in cui l’Associazione è meno presente sono quelle più massacrate dal Coronavirus.

Possiamo dire che se il virus è un prodotto, come io penso, di errori che abbiamo commesso nel processo di sviluppo complessivo, il fatto che si concentri con maggiore ferocia in quelle zone da pensare. Sono le prime a dover cambiare registro e il contributo di ragionamenti come quelli del vostro manifesto sarebbero di grande utilità 

Da ultimo aggiungerei che In Italia, credo, sia ancora debole il rapporto tra ambiente, attività produttive, turismo e gestione e approvvigionamento dell’energia. La sottovalutazione ad esempio della presenza di energie naturali davvero ampiamente sfruttabili e pienamente sostitutive delle energie fossili e climalteranti, porta a ferire spesso i territori dei Borghi. Mi è capitato di gestire delle vertenze ambientali nel Parco degli Abruzzi dove è presente una stazione di pompaggio per il gas.

O sul litorale di Civitavecchia, non lontano da Oriolo, dove la centrale a carbone ammalora la popolazione I territori attorno ai Borghi sono spesso attaccati da iniziative come queste, con un impatto ambientale violentissimo, che sono evitabili e dovrebbero essere evitati in futuro, pena la decadenza dei Borghi stessi.

Un altro aspetto notevole dell’Associazione dei Borghi Autentici mi sembra che stia nel trascendere il colore politico dell’amministrazione: ciò che conta sono le comunità. Credo che anche da questo punto di vista le affinità tra Borghi Autentici e Associazione Laudato Sì siano notevoli; anche noi preferiamo raccoglierci attorno a specifiche attività piuttosto che puramente in base alla collocazione politica.

Una domanda in quanto vieni da un’esperienza sindacale: il sindacato dovrebbero occuparsi della questione dei Piccoli Comuni a rischio di spopolamento?

Assolutamente sì. Bisogna dirlo, il sindacato si trova in una situazione di grande difficoltà. Esce da un periodo in cui i rapporti di forza sono stati molto modificati, ma la tendenza oggi deve tornare ad essere quella di presenziare nei luoghi lavoro.

Luoghi di lavoro, lo dice la tragedia della pandemia e la crisi del petrolio, che vanno ecologicamente riconvertiti e mantenuti in sicurezza, con presidi di sanità sul territorio che garantiscano il diritto universale alla salute. Il sindacato deve guidare questa nuova prospettiva che necessita di modelli completamente diversi, per farlo deve mettersi anche sul territorio per condividerne il destino e la vocazione per un lavoro dignitoso. 

Il sindacato si è già insediato anche nei luoghi decentrati, ma quasi esclusivamente per il tema dei servizi, come quelli fiscali o per le vertenze individuali. Io credo che l’elemento di socialità e solidarietà che emerge dal lavoro dei Borghi Autentici vada per forza di cose coniugato con l’attività solidale del sindacato, il quale naturalmente si occupa innanzitutto del lavoro organizzato, ma non può prescindere dalla qualità dell’ambiente in cui opera la sua azione .

Quali prossime iniziative per l’Associazione Laudato Sì?

Come risultato di un lungo lavoro che ha coinvolto oltre 200 personalità di orientamento plurale, è in corso di pubblicazione un testo che raccoglie in modo organico, seppure per punti distinti, l’esito di convegni e dibattiti, avanzando una proposta programmatica tanto più utile quanto più resa urgente dalla crisi che seguirà la pandemia e ci porrà di fronte a emergenze solo differite (clima, nucleare, ingiustizia a livello globale) 

Il volume dal titolo “Niente di questo mondo ci risulta indifferente” si propone di  dare al lettore una comprensione basilare del problema climatico e di ciò che ad esso è connesso, con dati puntuali, statistiche, documenti e fonti che fotografano la situazione attuale, per una presa di coscienza che è  premessa per l’azione diffusa sul territorio e nella comunità, nella ricerca di una via per la salvezza della specie e per la riconciliazione con le creature – umani, animali, piante ed ecosistemi. Sarà a disposizione il 24 Maggio, in concomitanza con il quinto anniversario della Laudato Sì. Il libro avrà anche la funzione di stabilire un collegamento con i Borghi, e ci farebbe molto piacere presentarlo anche in occasione di una delle vostre manifestazioni nazionali. 

DELLSono in preparazione anche una serie di video e slide che potranno integrare il volume. Il materiale verrà posto sul sito dell’Associazione Laudato Sì al momento già attivo per il materiale prodotto prima del 10 Marzo

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